Birra Agricola: quale definizione?

Birra

Quando si parla di birra in Italia c’è ancora una gran confusione. Diverse possono essere le motivazioni: la birra non è la bevanda principe delle tavole italiane e la legge di certo non ci aiuta averne una definizione chiara.

Di seguito riportiamo un bell’articolo tratto dall’interessante web-site “Cronache di Birre”:

In Italia non esiste ancora una definizione univoca  di birra artigianale, tuttavia c’è quella di “birra agricola”, nata come conseguenza del decreto ministeriale 212/2010. Il disciplinare attualmente in vigore afferma che per birra agricola si intende un prodotto ottenuto da aziende agricole (quindi anche birrifici agricoli) attraverso la lavorazione del proprio orzo, che deve raggiungere almeno il 51% di tutto quello utilizzato nella cotta. Oggi esiste un marchio Birra Agricola che è di proprietà del Co.Bi. e che prevede che la percentuale di malto coltivato in proprio arrivi fino al 95%.

Come capirete non è un marchio di qualità in senso stretto, perché tra i suoi criteri non sono contemplate soluzioni a favore della stessa – ad esempio non si parla di surrogati del malto, di pastorizzazione, di additivi chimici, ecc. È un disciplinare che fino a oggi è stato utilizzato per accedere ad alcune facilitazioni fiscali e a determinati bandi comunitari, tanto che nei mesi passati diversi produttori italiani si sono impegnati per ottenere lo status di birrificio agricolo.

Ma vantaggi aziendali a parte, questa definizione è utile al settore? Direi che al momento per i consumatori non cambia niente, anzi può persino trarli in inganno. Come già spiegato altre volte, l’orzo proveniente dai propri campi non solo non è garanzia di qualità, ma può persino essere peggiore di quello di aziende che da secoli lavorano nel settore della maltazione di questo cereale.

Insomma per avere un vostro giudizio non vi resta che “sacrificarvi” e bere qualche fresco bicchiere di birra…che a dirla tutta con questo caldo non è poi così male!

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